Sul concetto di volto nel figlio di Dio: dalla polemica alla verità della finzione

Sul concetto di volto nel figlio di Dio (R.Castellucci)Dopo la Francia anche il Vaticano si schiera contro la pièce teatrale di Roberto Castellucci intitolata Sul concetto di volto nel figlio di Dio. C’era da sorprendersi? L’unica cosa che, in questi casi, mi sorprende di dover ritrovare è la noia dei consueti schieramenti, delle solite opposizioni che ben conosciamo e che una parte di noi, forse la più idealista, pensava di poter tenere fuori dalla porta…Non è affatto così. Castellucci ne è consapevole, come dimostrano le sue affermazioni apparse su diversi giornali intorno alla “fatwa cristiana” che, oggi, appare convinta che censurare lo spettacolo sia importante, come dire che è importante piuttosto il silenzio, il rispetto cieco, insomma la sottomissione. Il Vaticano fa sapere al mondo, naturalmente, che questa è la vita giusta. In poco più di due giorni si è consumata una campagna denigratoria tra Francia e Italia che può ricordare i disordini degli anni Sessanta intorno agli spettacoli di Carmelo Bene, è vero, così è stato detto (se ne parla nel dettaglio dell’allestimento anche su Minima et moralia)…Ma almeno allora esisteva, forse, una classe di intellettuali in grado di farsi sentire.

Mi sembra ormai chiaro che dietro queste posizioni violente nei confronti di Castellucci e della sua compagnia, la Societas Raffaello Sanzio, ben nota anche all’estero per i suoi spettacoli innovativi e pertanto vanto nazionale, si nasconde ben altro che una questione esclusivamente religiosa: si tratta di censura culturale bella e buona, forse anche istigata dal grave momento di crisi che il Paese sta affrontando e al quale molti, temo, non reagiscono con la dovuta lucidità. Diciamo pure che è uno spettacolo che arriva nei teatri nel momento meno adatto, quando la soglia della tolleranza è messa, in generale e sotto tutti i punti di vista, a dura prova? Se anche così fosse, non è in momenti come questo che la società dimostra davvero di che pasta è fatta?
Come amante del teatro e, direi, dell’arte in generale- dunque non soltanto come giornalista di settore, ma anche a titolo personale- mi sento dire che questa clamorosa rappresaglia contro Castellucci sta dimostrando è che molti italiani non riescono a distinguere tra la rappresentazione e la realtà, ovvero tra uno spazio teatrale dove un’immagine, un personaggio, un luogo sono messi in discussione e una realtà dove questo, di solito, non accade…Se non sbaglio, si tratta della base “morale” dell’arte, cioè di un suo diritto che deve restare inalienabile. Come dire, si tratta del diritto alla sospensione del giudizio e, quindi, alla possibilità di porsi domande anche scomode, magari intollerabili. La tragedia greca non funzionava, mi pare, in modo molto diverso…Altrimenti, tanto vale dire addio alla cultura in tutte le sue forme.

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